Mercoledi, 17 Luglio 2019

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Disastro Nucleare Di Fukushima: I Danni Non Sono Stati Inferiori A Quelli di Chernobyl


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Il disastro nucleare di Fukushima, seppur nella sua serietà, è sempre stato considerato meno grave, soprattutto dalle fonti ufficiali del governo Giapponese, rispetto all’antecedente storico di Cernobyl . Quest’ultimo infatti è stato particolarmente scioccante, non solo perché primo nel suo genere, ma anche perché è stato caratterizzato da un’unica potente esplosione concentrata nell’arco di soli 10 giorni. Ma una nuova ricerca condotta dall’Istituto di Ricerche Atmosferiche in Norvegia (con la collaborazione dell'Istituto centrale di Meteorologia e Geodinamica di Vienna, dell'Università di Vienna, dell'Università della Catalogna e della Columbia University) pubblicata su Atmospheric Chemistry and Physics» e riportata su NatureNature, ha dimostrato che in realtà gli effetti derivanti dalle esplosioni delle centrali di Fukushima sono della stessa entità di quelli dell’incidente “russo”

(Ora Cernobyl è in Ucraina ma allora faceva parte della federazione Russa). Il punto di partenza della ricerca sono state le misurazioni condotte a livello internazionale subito dopo l’incidente giapponese: si è poi condotto un processo a ritroso per comparare questi dati con quelli del 1981. In particolare è stato studiato il livello della nube radioattiva diffusa nell’atmosfera e depositata al suolo.

Le rilevazioni più precise e attendibili sono quelle relative allo xenon-133, un gas nobile radioattivo che è in realtà tra i meno dannosi per la salute dell’uomo (ma comunque importante per stabilire la gravità dell’episodio) e al cesio-137, un pulviscolo invece molto pericoloso sotto questo punto di vista. Ed ecco in numeri i risultati della ricerca:
  • Xe-133: nell’esplosione di Fukushima sono stati emessi 16.700.000 terabequerel di Xe-133. Una quantità senza uguali se si pensa che a Chernobyl le misurazioni non arrivarono neppure alla metà. Come abbiamo accennato sopra comunque, questo gas nobile non è tra i più pericolosi per gli uomini e, essendo altamente volatile non è stato in molti casi ingerito o inalato.

  • Ce-137: in Giappone sono stati emessi 36.000 terabequerel di questo radionuclide (circa il 40% di quello misurato in Russia). Per intendere la pericolosità di questa sostanza va detto che vive per 30 anni e che può provocare seri danni alla salute se ingerito o inalato. In particolare, per quanto riguarda Fukushima, l’80% delle emissioni è rimasto in territorio giapponese, soprattutto in mare, ma il 20% ha sconfinato in Europa e anche nell’oceano Atlantico.

Questi dati servirebbero a dimostrare che le conseguenze per l’ambiente e per la salute dell’uomo post Fukushima, sarebbero molto più gravi di quelle dichiarate dal governo giapponese. Va detto in chiusura, e ad onor del vero, che questi dati non possono essere considerati del tutto attendibili: nei giorni immediatamente successivi alla prima grande esplosione infatti, le rilevazioni furono scarse e molti posti erano inaccessibili per via della contaminazione.  
Del resto non va dimenticato nemmeno che l'Incidente di Fukushima è l'Unico insieme a quello di Cernobyl ad essere stato classificato con il livello 7 (quello massimo) nella scala Ines dell'IAEA.

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