Sabato, 20 Ottobre 2018

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Il Nucleare Va in Stand By, ma Rischia di Tornare tra 12 Mesi. Ecco le Reazioni Degli Ambientalisti


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É stato approvato al Senato, con il sì della maggioranza e il no di Pd e Idv (133 si, 104 no e 14 astenuti.), l'emendamento del Governo al decreto omnibus che abroga le norme necessarie per la realizzazione di centrali nucleari in Italia. Questa misura va ad inserirsi al posto della moratoria di un anno, decisa dopo l'incidente nucleare di Fukushima Daiichi e decreta l'abbandono (temporaneo e non definitivo) del piano energetico nucleare italiano definito nella legge del 2009. Vengono così abrogate le norme oggetto del prossimo referendum di giugno. La motivazione ufficiale di questo emendamento è quella di “acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea” (art 5 dl Omnibus).
Si direbbe una vittoria per gli antinuclearisti, invece si tratta di una mossa che non convince e che sembra ai più una manovra furba per evitare una bocciatura al prossimo referendum.
Secondo il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza , la manovra del Governo è una sorta di pubblicità ingannevole, con la quale: “si cerca di far calare l’attenzione sul referendum e sulla necessità di andare a votare per vincere definitivamente la sfida della modernità che deve essere basata sulle fonti rinnovabili e pulite”.
Il direttore esecutivo di Greenpeace Italia, Giuseppe Onufrio, si spinge oltre definendo la misura del Governo come : “Un atto di furbizia”. Secondo Onufrio, “Molti dei commenti di ministri ed esponenti della maggioranza svelano il "trucco": cercare di prendere tempo, abrogando solo alcuni punti della legge, per evitare che gli italiani si esprimano attraverso il referendum e poi tornare a riproporre il nucleare tra un anno. Questa truffa non è accettabile” E ancora ha proseguito Onufrio “Piuttosto che continuare con queste manovre dilatorie, il Governo dovrebbe abrogare una volta e per sempre tutta la legge sul nucleare, prendendo impegni solenni per promuovere le fonti rinnovabili e l'efficienza energetica”.
Il presidente del WWF, Stefano Leoni, sottolinea che l'abrogazione riguarda solo le disposizioni sottoposte a quesito referendario ma non del complesso di norme che hanno rilanciato il nucleare in Italia, per cui: “si dovrebbe andare in ogni caso alle urne". Secondo Leoni: “Un Governo autorevole deve avere il coraggio di parlare senza fraintendimenti al popolo che rappresenta. Non può permettersi di giocare con le parole.”


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E IL REFERENDUM? CHE FINE FA?
Dovrà essere l'ufficio centrale della Cassazione a decidere se il referendum sul nucleare salterà alla luce del nuovo emendamento o se si terrà ugualmente. In proposito il presidente emerito della Consulta Piero Alberto Capotosti ha chiarito che :”La Suprema Corte dovrà stabilire se l'abrogazione delle norme sulla realizzazione di nuove centrali sia "sufficiente nel senso richiesto dai promotori del referendum". In caso contrario il referendum si terrebbe lo stesso anche se con un quesito "ristretto". Il rischio che il referendum salti è però molto alto, anche se esiste la possibilità che visto che l'abrogazione delle norme sul nucleare non è totale, il comitato promotore possa sollevare un conflitto di attribuzione di fronte alla Corte costituzionale.

 

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