Mercoledi, 17 Ottobre 2018

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ITALIA, UN RITORNO AL NUCLEARE IMPOSSIBILE


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L'Italia torna al nucleare! O almeno questo è l'intento del nuovo governo, che per bocca del ministro Scajola , annuncia che entro la legislatura sarà posta la “prima pietra per la costruzione di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione”. Nell'assemblea di confindustria il ministro dello sviluppo economico ha poi aggiunto: “ Solo gli impianti nucleari consentono di produrre energia su larga scala, in modo sicuro, a costi competitivi e nel rispetto dell'ambiente”. L'intervento ha toccato anche altri aspetti della questione, ma vorrei partire da qui per una breve analisi. In primo luogo il concetto di centrali nucleari di nuova generazione è forviante, per non dire falso, in quanto il cosiddetto “nucleare di quarta generazionenucleare di quarta generazione” è una tecnologia ancora in fase di studio, tanto che le stime parlano di applicazioni commerciali non prima dell'anno 2030 (2019 secondo la Edison). Per cui la frase ad effetto, cela in realtà la possibilità tecnica di realizzare allo stadio attuale solamente reattori nucleari di terza generazione, terza generazione, caratterizzati da un grado di sicurezza molto maggiore rispetto a quelle di seconda generazione e da costi relativi superiori, ma da un'efficienza paragonabile, in termini di energia prodotta. Il concetto di nucleare pulito è poi molto di più che forviante visto che le scorie radioattive prodotte possono solamente essere stoccate, a seconda del livello di radioattività, in terreni protetti da barriere architettoniche o in bunker sotterranei schermati.

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Se si pensa poi che in Italia da oltre dieci anni non riusciamo a risolvere un problema relativamente semplice come quello dello smaltimento dei rifiuti ordinari in Campania, né portare a termine la costruzione di un termovalizzatore efficiente (ad Acerra, provincia di Napoli) vien da chiedersi cosa potrebbe succedere di fronte a rifiuti pericolosi come quelli derivanti dai processi nucleari. Soprattutto se le centrali nucleari o i siti di stoccaggio fossero progettati e costruite in zone che sono , a tutti gli effetti, sotto il controllo della criminalità organizzata. Un altro aspetto debole della questione riguarda l'economicità del progetto, soprattutto in un paese come l'Italia, dove vengono impiegati 20 anni per la costruzione di un autostrada (Salerno Reggio Calabria) e dove progetti come il Ponte Sullo Stretto di Messina presentano conti esorbitanti senza nemmeno aver iniziato i lavori (è stata solo posta la prima pietra). In più in attesa di nuovi sviluppi, pare che la febbre del nucleare sia passata anche a quegli stati che da sempre hanno mostrato interesse per questo tipo di soluzione, come ad esempio gli Usa. Secondo i dati postati da Greenpeace, Greenpeace, infatti, senza gli aiuti statali, il settore del nucleare sarebbe in crisi negli Usa, in quanto l'elettricità prodotta col nucleare è la più costosa. Dunque che fare? Qualcosa bisogna effettivamente fare, visto che la bolletta energetica taglia clamorosamente le gambe all'Italia in ambito economico (60 miliardi all'anno), ma la mia idea è che la ricerca debba puntare su strade nuove. Non ha senso, infatti, impegnarsi così tanto per recuperare un gap di 20 anni in un campo che non assicura sufficienti garanzie in termini di sicurezza e di economicità, come pare essere il nucleare, per poi ritrovarci indietro anche in altri campi di ricerca sui quali, invece, possiamo essere competitivi. I fondi necessari per un ritorno al nucleare, sarebbero talmente elevati, da polverizzare le risorse per la ricerca sulle energie rinnovabili, vera scommessa di questo nuovo millennio. Senza contare che le strategie dell'Unione Europea ci invitano a puntare sulle rinnovabili e che alcuni stati all'avanguardia nella ricerca (Germania su tutti), stanno spostando gli investimenti proprio dal nucleare al fotovoltaico o all'eolico. Se uno sforzo deve essere fatto per il futuro energetico italiano, che sia almeno rivolto verso fonti che dimostrano ancora un grande potenziale di sviluppo, come le energie rinnovabili appunto. A riprova del fatto vi lascio con un comunicato stampa del Kyoto ClubKyoto Club, in cui si spiega come negli ultimi sette anni la potenza elettrica rinnovabile installata in Europa sia stata superiore alla variazione netta di quella prodotta da fonti fossili e nucleari. Insomma l'unico modo che abbiamo per distinguerci è quello di farlo in negativo, andando anacronisticamente controcorrente?

 


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