Sabato, 20 Ottobre 2018

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NELL'80% DELLE SCUOLE EUROPEE SI SUPERANO I LIVELLI DI PM10, CON GRAVI RISCHI PER LA SALUTE


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Secondo l'Istat la qualità dell'Aria delle città italiane è tra le peggiori d'Europaqualità
dell'Aria delle città italiane è tra le peggiori d'Europa, con PM10, Ozono e biossido di Azoto troppo spesso oltre i livelli di guardia. Città inquinate significa anche abitazioni, ambienti di lavoro e scolastici inquinati, con possibili gravi ripercussioni anche per la salute.
Per quanto riguarda gli edifici scolastici, uno studio pilota Hese (Effetti dell'ambiente scolastico sulla salute) ha rilevato che l'esposizione degli alunni al Pm10 e alla Co2 è spesso superiore ai livelli standard. Lo studio è stato coordinato dall'Università di Siena (dal professor Piersante Sestini) e ha coinvolto un campione di scuole nelle città di Siena e Udine, di Aarhus (Danimarca), di Reims (Francia), di Oslo (Norvegia) e Uppsala (Svezia) frequentate da più di 600 alunni con un'età media di 10 anni. Dai primi risultati dello studio è emerso che, a causa della mancanza di un'adeguata ventilazione, in due terzi delle aule vi è un'esposizione di Pm10 e Co2 superiore ai limiti consigliati. Questa situazione ambientale è (co)responsabile dell'aumento di bambini che soffrono di problemi respiratori.
L'indagine ha preso in considerazione diversi elementi e fattori ambientali quali temperatura, umidità relativa, polveri respirabili, anidride carbonica, biossido d'azoto, composti organici volatili, ozono, allergeni e muffe, sia all'interno che all'esterno delle scuole. In più lo studio si è focalizzato sulla presenza di particolato (PM10) all'interno delle aule e di anidride carbonica, quale appunto indicatore di scarsa qualità dell'aria da affollamento in ambienti poco ventilati.
Inoltre, spiega Giovanni Viegi, direttore dell'Istituto di biomedicina e immunologia molecolare (Ibim) del Cnr di Palermo, sono state raccolte informazioni sui sintomi e le malattie respiratorie, in particolare la presenza, nell'ultimo anno, di sibili, tosse secca notturna e rinite e la pervietà nasale, cioè il grado di apertura delle narici. Un sottocampione di bambini è stato poi sottoposto ad alcuni test clinici, tra cui spirometria, test allergologici cutanei, rinometria acustica, raccolta di secrezioni nasali e valutazione dell'irritazione degli occhi.
Due bambini su tre esposti a livelli elevati di inquinanti, rispetto agli altri, avverte Viegi, riportano sibili e tosse secca notturna con maggior prevalenza di circa 3,5 volte e rinite in frequenza doppia, anche considerando gli effetti dell'esposizione a fumo passivo a casa, oltre a una pervietà nasale significativamente minore.
Per quanto riguarda il PM10, Marzia Simoni, collaboratrice dell'Unità di epidemiologia ambientale polmonare dell'Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa, riferisce che la soglia suggerita dall'Epa (Environmental Protection Agency) per esposizioni a lungo termine, 50 microgrammi (mg) per metro cubo, risulta superata nel 78% delle aule monitorate. La maglia nera spetta alla Danimarca con circa 170 mg/m³, seguita dall'Italia con circa 150 mg/m³. Entrambi i Paesi superano pure le soglie di PM10, segnalate dall'EPA per esposizione a breve termine (150 mg/m3).


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Non va meglio sul fronte dell'Anidride Carbonica, dove il valore standard suggerito dall'Ashrae (American Society of Heating, Refrigerating and Air-Conditioning Engineers) per esposizione a lungo termine (mille parti per milione) viene superato nel 66% delle aule europee, con Italia, Francia e Danimarca prime a quasi 1900 ppm.
Tra i risultati positivi vi sono quelli  delle scuole svedesi e in parte di quelle norvegese, dove grazie alla presenza di adeguati sistemi di ventilazione, le concentrazioni di inquinanti risultano sotto i livelli di guardia.

Secondo l'Ashrae il ricambio d'aria minimo nelle scuole dovrebbe essere di 8 litri al secondo per persona, valore non raggiunto nel 70% delle aule analizzate, con Francia (100%), Italia (94%) e Danimarca (86%) a guidare la graduatoria dei peggiori.
La classica apertura delle finestre al cambio dell'ora, risulta un metodo inefficace per generare un ricambio d'aria adeguato. La ventilazione naturale risulta insufficiente per un miglioramento della qualità dell'aria nel 97% delle aule, contro il 13% di quelle con ventilazione meccanica.
Lo studio, insomma, ha messo in luce un problema serio che andrebbe prima considerato e poi affrontato dalle autorità sanitarie, promuovendo una campagna sui pericoli dell'impatto che la pessima qualità dell'aria può avere sulla salute dei bambini. Pericoli che sono tanto maggiori nei bambini, come sottolinea Viegi, perchè respirano una quantità di aria superiore, in proporzione al peso, e i loro meccanismi di difesa sono ancora in fase di crescita.

 

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CREDIT
Si ringrazia l'utente Thomas Favre-BulleThomas
Favre-Bulle di flickr per l'immagine



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