Giovedi, 15 Novembre 2018

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Studenti

Riforma Programmi Scolastici: Togliere Dante Perché Razzista e Omofobo?

Dante Alighieri, Divina commedia, programmi scolasticiSi parla spesso della necessità di una riforma dei programmi scolastici in Italia, che punti a “svecchiarli” e a renderli più attuali. Da questo punto di vista il nostro bagaglio culturale nazionale rappresenta certamente un “peso”: come dare il giusto spazio all’arte e alla letteratura moderna senza trascurare pietre miliari della nostra cultura? Una risposta, che ha fatto rabbrividire molti docenti di letteratura italiana e che probabilmente ha acceso le speranze di giovani e svogliati studenti, è quella proposta al Ministero della Pubblica Istruzione, dall’Associazione Gherush92 (che riunisce professionisti internazionali e opera come consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite): togliere dai programmi scolastici nientepopodimeno che La Divina Commedia di Dante.
Ma come è possibile avanzare l’ipotesi di non proporre nelle scuole quello che per secoli è stato considerato il testo su cui si fonda la nostra stessa lingua?

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Le Scuole Superiori con la Migliore Formazione Sono Statali, di Provincia e Spesso Non Licei

scuole superiori, formazione, universitàStilare una classifica delle scuole superiori che offrono la migliore formazione è un'impresa ardua perchè sono diversi i parametri da poter prendere in considerazione. La Fondazione Giovanni Agnelli di Torino, che da anni si occupa di temi legati alla formazione scolastica, ha scelto di analizzare le scuole superiori sulla base dell'andamento degli studenti diplomati al primo anno di università. Il principio alla base è molto semplice, anche se forse non così matematico, se gli studenti ottengono buoni risultati all'università significa che la scuola superiore dove si sono diplomati ha svolto un ottimo compito formativo. L'indagine ha preso in considerazione due anni accademici 2007-2008 e 2008-2009 e ha analizzato 145 mila studenti provenienti da 1.011 scuole superiori di quattro regioni: Lombardia (453 istituti), Piemonte (213), Emilia-Romagna (179) e Calabria (166).

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Ricerca: l’Italia Ne Fa Poca e Regala Fondi Agli Altri Paesi

Ricerca, Ministero Istruzione, Unione EuropeaChe l’Italia investisse poco in ricerca lo si sapeva da molto tempo. Che addirittura finanziasse la ricerca degli altri Paesi, piuttosto che la propria, stupisce un po’ tutti. In verità, il finanziamento è indiretto, ma comunque molto concreto. Veicolo di questo paradosso sono i fondi europei per la ricerca. Tutti i paesi dell’Unione Europea contribuiscono a rimpinguarlo, per poi vedersene distribuita una parte. La ripartizione avviene secondo criteri quali gli investimenti nazionali nel settore R&S, i risultati conseguiti in termini di proprietà intellettuali etc.
Mettendo a confronto la cifra che l’Italia versa a questo gigantesco calderone europeo con la parte di fondi che riceve di conseguenza, il paradosso emerge chiaro e lampante. Il Bel Paese contribuisce per l’13,4% alla costruzione del fondo, ma la parte che gli spetta si attesta all’8,4%. Sosteniamo la ricerca degli altri paesi, dunque, ma non la nostra.

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Laureati: Aumenta la Disoccupazione e la Precarietà, Diminuiscono gli Stipendi

laureati, stipendio, retribuzioneNel nostro Paese secondo quanto riporta l'Istat la disoccupazione giovanile è al 31% mentre la quota dei NEET, ovvero dei giovani under 29 che non studiano né lavorano sono ha raggiunto il 22,1%. In questo contesto che pur presenta maggiori criticità nel Mezzogiorno non se la passano molto bene nemmeno i giovani laureati. Secondo quanto riporta il XIV Rapporto Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati, infatti, il tasso di disoccupazione ad un anno tra i laureati triennali è aumentato di oltre tre punti percentuali nell'ultimi dodici mesi, passando dal 16,2 al 19,4%, mentre quella fra i laureati specialistici è cresciuta dal 17,7 al 19,6%. Il fenomeno della disoccupazione cresce anche tra i laureati a ciclo unico (laureati in medicina, architettura, veterinaria, giurisprudenza), passando al 16,5 al 18,4%.

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Le 20 Aziende Dove i Neolaureati Italiani Vorrebbero Lavorare

Eni, neolaureati, lavoroAbbiamo visto che trovare lavoro dopo la laurea è forse più facile, ma poco redditizio. Ma se non ci fosse la crisi, la disoccupazione giovanile a livelli record e le difficoltà del mercato del lavoro, dove vorrebbero lavorare i neolaureati italiani? A questa domanda ha risposto l'indagine “Recent Graduate Survey” promossa da Cesop Communication, che come ogni anni interpella i neolaureati italiani. L'indagine è stata condotta su un campione di 2500 neolaureati che hanno conseguito la laurea nello scorso anno, piuttosto omogeneo per quanto riguarda sesso, area geografica e tipologia di laurea. Dall'altra parte le aziende prese in considerazione sono state 153 tra le più rappresentative della realtà imprenditoriale in Italia, per cui si parla sia di aziende italiane che di aziende estere operanti in Italia.

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