Lunedi, 16 Luglio 2018

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IN ITALIA QUASI UN GIOVANE SU CINQUE ABBANDONA IN ANTICIPO GLI STUDI CON LA SOLA LICENZA MEDIA


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In Italia il rapporto tra giovani, lavoro ed istruzione è piuttosto complicato. Gli ultimi dati Istat certificano, infatti, un tasso di disoccupazione giovanile che sfiora il 30%, mentre il 21,2% dei giovani nella fascia di età compresa tra i 15 e i 29 anni non studia né lavora21,2%
dei giovani nella  fascia di età compresa tra i 15 e i 29 anni non
studia né lavora (dati 2009).
Anche sul fronte scolastico i dati sono tutt'altro che positivi, visto che nonostante una leggera riduzione, la percentuale di giovani che interrompe precocemente gli studi è pari al 19,2% (dati 2009). Fanno parte di questo gruppo i giovani fra i 18 e i 24 anni che dopo aver conseguito la licenza media (scuola secondaria di primo grado), non hanno concluso un corso di formazione professionale riconosciuto dalla Regione di durata superiore ai 2 anni e non frequentano corsi scolastici o altre attività formative.
Il dato italiano risulta quasi doppio rispetto agli obiettivi europei stabiliti nei trattati di Lisbona, da raggiungersi entro il 2010, ovvero la riduzione al 10% della quota di giovani che lasciano la scuola senza essere in possesso di un adeguato titolo di studio. Va detto che però questo obiettivo è stato raggiunto solamente da 8 Paesi sui 27 dell'Unione Europea, per cui in sede comunitaria si è deciso di riproporlo nell’ambito della strategia di Europa 2020.
La media Europa di abbandono degli studi è pari al 14,4%, con circa sei milioni di studenti che ogni anno lasciano la scuola, di cui la maggioranza di sesso maschile (la percentuale di abbandono maschile è del 16,3% , contro il 12,5% delle femmine).
Nel confronto europeo l'Italia risulta essere il quarto Paese per numero di giovani (sul totale) che abbandonano prematuramente la scuola. Ci precedono solamente Malta con una quota di abbandono del 36,8% e Portogallo e Spagna con il 31,2%. I tre Paesi con il tasso di abbandono più basso sono la Slovacchia (4,9%), la Polonia e la Slovenia, entrambe con una quota del 5,3%.
I Big Europei presentano tutti un tasso di abbandono inferiore alla media europea, tranne il Regno Unito (15,7%), in Francia e Germania invece gli abbandoni scolastici raggiungono rispettivamente il 12,3% e l'11,1%.



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In generale si può affermare che la scelta di non proseguire gli studi deriva spesso da un disagio sociale tipico delle zone meno sviluppate, tuttavia il fenomeno non è assente neanche nelle regioni più prospere, dove è proprio la presenza di lavoro ad attrarre prematuramente i giovani. Concetto quest'ultimo confermato anche dal recente Rapporto sullo Stato del Sistema UniversitarioRapporto
sullo Stato del Sistema Universitario, secondo cui i giovani optano sempre più spesso per un contratto di lavoro se ne sorge la possibilità, accantonando l'idea di iscriversi all'Università.
A livello territoriale il tasso maggiore di abbandoni si registra nel Mezzogiorno (23%), seguito dal Nord-ovest (19,3%), dal Nord-est (16%) e dal centro (13,5%). Sia a livello italiano che in ogni area, il tasso di abbandono maschile risulta maggiore di quello femminile (è così anche in ogni regione italiana).
Le regioni con il più alto tasso di abbandono sono la Sicilia con il 26,5%, seguita dalla Puglia (24,8%) e dalla Campania (23,5%), mentre quelle con il tasso più basso sono il Lazio (11,2%), la Basilicata (12%) e l'Umbria (12,3%).

 

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